venerdì 17 maggio 2013

LA BOTTEGA DELLE MERAVIGLIE di Giuliana Acanfora

                               
Radu lavorava seduto al bancone e di tanto in tanto alzava uno sguardo distratto sul via vai del sabato pomeriggio lungo la strada pedonale che conduceva alla piazza. C’erano persone di ogni età, ma a lui interessavano solo le bambine, come quella che aveva appena appoggiato mani e naso alla vetrina del suo negozio. I capelli castani erano raccolti in un morbido chignon, da cui sfuggivano ciocche a incorniciare l'incarnato chiaro del viso, appena imporporato sulle gote. Un pettinino decorato con fiori di stoffa, inserito di lato nella massa di capelli, dava un tocco esotico all'insieme. Radu sorrise ma la bambina non lo notò nemmeno, intenta com'era a sondare le meraviglie esposte, gli occhi che scattavano con vivacità da un oggetto all'altro, lo sguardo caldo e dolce, ingentilito da lunghe ciglia brune.
– Lara!
Il richiamo la fece voltare e raggiungere, con una piccola corsa, l'altro lato della strada.
– Mamma, mi compri una bambola?
– Ne hai già tante.
Radu si rammaricò di vederla andare via. Ne ammirò il corpo sottile, messo in risalto da un vestitino bianco in sangallo. Da tempo non vedeva una bambina così bella.
Smise di infilare ovatta nel fianco della bambola di stoffa a cui stava lavorando, prese nel retrobottega gli occhiali da sole e la fotocamera, girò da APERTO a CHIUSO il cartello appeso alla porta d'ingresso e si mescolò alla gente che andava verso la piazza. Scattò decine di fotografie, quindi tornò a confezionare la bambola che aveva lasciato sul bancone.
All'ora di chiusura, azionò dall'interno il pulsante per far calare la saracinesca, prese la fotocamera e salì le scale che conducevano dal retrobottega al suo bilocale. Tolse dal frigo una lattina di birra e del prosciutto, con il quale imbottì un panino, accese il computer e scaricò le foto. Lara era presente in ogni scatto. Si era tenuto a distanza per non destare sospetti - da quando era sparita una bambina, il mese precedente, le madri vegliavano sulle figlie più di prima - ma lo zoom aveva fatto il suo dovere. C'erano diverse foto a figura intera e altre focalizzate sui dettagli.
Per errore aveva selezionato anche una foto appartenente a scatti precedenti, e sul video apparve il primo piano di una bambina più piccola, con gli occhi azzurri e il caschetto biondo. Chiuse la foto e si concentrò su Lara. Cercò l'immagine più a fuoco del viso, la aprì al massimo ingrandimento e la fece scorrere sullo schermo, dall'arco sottile delle sopracciglia alle labbra, piene e ben disegnate, di un rosa cipria che dava loro un aspetto serico. Tremando di emozione, inserì un foglio di carta fotografica e avviò la stampa.

Quando si trovava in quello stato di eccitazione l'unica cosa che lo calmasse era lavorare. Scese nel retrobottega, prese della creta e si mise al bancone con gli strumenti per modellare. Continuò fino a notte fonda e per diverse sere successive. Quando ebbe terminato di assemblare la bambola la guardò a lungo, in cerca di difetti da correggere. Non ne trovò. Batté le mani sulle cosce e si lasciò andare a una risata orgogliosa. Bine, Radu! si disse. Poi, con le mani aperte davanti al viso, pronunciò ad alta voce una cantilena in rumeno: quella sarebbe stata una bambola speciale.
Di notte si rigirò nel letto, inquieto. Il bisogno di Lara era diventato incontenibile.

Due settimane dopo Lara passò da sola davanti al negozio e Radu non si fece scappare l'opportunità: – Bella bambina, la vuoi una bambola nuova? Radu chiude negozio, è ultima occasione per comprare.
Lara si fermò, puntandogli addosso occhi curiosi: – La mamma non vuole comprarmi un'altra bambola, dice che ne ho già tante.
– Sei fortunata! – sbottò Radu, con voce forte e allegra. Lisciò uno dei baffi tra le dita e continuò, abbassando il tono e piegando il corpo massiccio verso la bambina: – E sai perché?
– Perché? – chiese Lara, catturata.
– Perché mi sei simpatica. Te la regalerò la bambola: entra in negozio a sceglierla.
La bambina tentennò: – Devo andare a danza – disse.
– Ah, peccato! Quando uscirai, negozio sarà chiuso.
– Nooo. – La delusione di Lara era palpabile.
– Puoi entrare adesso. Prendi la bambola e dopo vai a danza.
Lara girò lo sguardo pensoso a destra e a sinistra: stava cadendo nella trappola.
Anche Radu si guardò intorno. Non c'era nessuno nella via, era un momento da sfruttare. Posò la mano sulla schiena di Lara e la spinse con delicatezza all'interno del negozio. La bambina non fece opposizione. Una volta dentro, Radu azionò il comando della saracinesca. Calò il buio e lui si affrettò ad accendere la luce elettrica.
– Chiudo per far capire che negozio non è aperto – spiegò, ma l'attenzione di Lara era già rivolta agli scaffali. Le lasciò tempo per valutare le bambole, prenderle in mano e posarle indecisa.
Quando la bambina si avvicinò alla porta del retrobottega, Radu la affiancò.
– In questa stanza ci sono le bambole più belle – disse. – Vai a vedere.

Nel retrobottega c'era una colorata confusione di stoffe, arti di plastica, calchi di gesso, sacchi da cui spuntavano imbottiture, scatole piene di bottoni e molte altre cose. Lara avanzò piano, riempiendosi gli occhi di ogni particolare di quel mondo affascinante. Poi la sua attenzione fu attratta dalle bambole di porcellana posate sugli scaffali. Ne aveva già viste in passato, simili nei volti e abbigliate con pomposi abiti ottocenteschi e non le erano piaciute granché. Queste però erano riproduzioni di bambine moderne. E ogni viso era unico. Una in particolare colpì la sua attenzione: rappresentava una bambina più piccola di lei, con dolci occhi celesti e un caschetto di capelli biondi. Le accarezzò la guancia con un dito ed ebbe l'impressione che la bambola la stesse guardando. Emanava un'aura così malinconica da farle tremare il cuore. A Lara venne quasi da piangere. Girò lo sguardo e si sbalordì vedendo, appoggiata su uno scaffale alto, una bambola di porcellana che assomigliava a lei. Le si avvicinò: aveva un vestito in sangallo come il suo e ballerine rosse ai piedi; in testa il pettinino con i fiori, uguale a quello che le metteva la mamma, per raccoglierle i capelli nella stessa acconciatura che aveva la bambola. Piena di stupore si alzò sulle punte e allungò le braccia per prenderla. Ma non appena le appoggiò le mani sui fianchi, le venne da inarcare la schiena e provò la sensazione di essere un pesce a cui venga sfilata la lisca. Le sembrò di cadere, ma anche di sollevarsi, e quando la sensazione passò, la sua prospettiva era cambiata: prima era voltata verso lo scaffale, adesso aveva davanti il lato da cui era entrata. Radu era sulla porta.
Lara non riusciva a parlare, né a muovere la testa, le braccia o le gambe. Vedeva, ma come dietro a un vetro color nocciola. Abbassò lo sguardo: il suo corpo era supino sul pavimento, gli occhi e la bocca bloccati in un’espressione di stupore. Urlò, ma fu come un pensiero: nessun rumore echeggiò nella stanza.

Radu entrò nel retrobottega soddisfatto: il lavoro era completato. Ci volevano tempo, pazienza e abilità, ma il risultato lo ripagava di ogni fatica. Con la fotografia della bambina scelta come modello, lavorava la creta fino a riprodurne il viso. Dalla creta ricavava lo stampo in gesso e vi colava dentro la porcellana. Dopo il viso si occupava dei capelli e dell'abito. Gli artisti, in questo campo, erano pochi e Radu sapeva di essere tra i migliori. Poi c'era l'altra parte, quella segreta, che rendeva le sue creazioni uniche al mondo. Aveva dei clienti fissi in Romania, collezionisti disposti a pagare qualunque cifra per i suoi lavori. Le tue bambole hanno un'anima, Radu, era la frase che gli dicevano, senza sapere quanta verità ci fosse in quelle parole.
Non si fermava mai a lungo in un posto. Girava il mondo in cerca di capolavori da riprodurre e quando ne aveva trovati un paio cambiava territorio. Tornava in patria solo per vendere le bambole speciali, poi ripartiva.
Nelle stanze sopra al negozio aveva già le valigie mezze fatte. Rimanevano da sistemare le bambole esposte in negozio, quelle di porcellana e le due speciali. Ma prima doveva rimuovere il corpo. Lo sollevò tra le braccia e questo gli si afflosciò addosso come uno straccio.

Lara girò lo sguardo all'estremo del vetro nocciola fino a incontrare quello della bambola col caschetto biondo. Si ricordò in quel momento della bambina scomparsa il mese prima, che aveva visto in foto, e capì di condividerne la sorte.
Proruppe in un pianto silenzioso e senza lacrime.

2 commenti:

  1. Bel racconto: scritto bene, avvincente.

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  2. Dvvero un bel racconto, scritto in modo chiaro, incisivo e avvincente. Il rumeno "artigiano-pedofilo" è un artista dalla creatività originale e perversa. Opera impietosa e cruda, ma anche piena di malinconica poesia.

    Giuseppe Novellino

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