sabato 4 gennaio 2014

PULIZIA di Jean-Pierre Planque


Devo essere caduto stanotte. Non mi ricordo niente…
Quando mi sono alzato questa mattina, mi sono guardato allo specchio, sopra al lavandino del bagno rosa. Avevo una brutta cera e dei segni attorno all’occhio destro, come se qualcuno mi avesse colpito. La mia barba era cresciuta. Troppo. Stentavo a riconoscermi. Mi trovavo brutto, troppo vecchio per piacere, troppo stanco. Avevo voglia di radere quei peli ridicoli che nascondevano il mio profilo, ma il rasoio non funzionava. A meno che non si trattasse della presa, la fottuta presa che non andava più da quando era venuta Katia…
Più tardi, nel piano ammezzato dove sto scrivendo, ho trovato delle macchie di sangue sul pavimento, vicino al ventilatore che continuava a girare, e i miei occhiali erano rotti. Il mio computer si stava surriscaldando. L’ho spento. I miei occhi si sono posati sulla mia camicia e vi ho trovato delle macchie scure, così come sui miei pantaloncini. Il cervello mi ha comunicato:
Cazzo, la lavatrice… Devo metterla a 40 o a 70°? Aggiungo lo smacchiatore prima o dopo? Comunque sia, meglio non chiamarla. Si preoccuperà. Farà un sacco di domande…
Mia moglie è molto severa. Vuole che tutto sia pulito, nichelato. Quasi come in un ospedale. Durante le sue vacanze nelle isole del nord, mi chiede sempre di prendermi cura della sua grande casa. Sterminare gli scarafaggi che pullulano, spazzare e lavare, falciare il prato, portare fuori la spazzatura. Devo anche dar da mangiare ai suoi cani e gatti, e occuparmi di rispondere al telefono. Alle sue amiche, o persino ai suoi pseudo-amanti. Non so mai cosa dire quando mi chiedono al telefono:
– Lei è il figlio? Ha ordinato una pizza Regina?
È vero che ho mantenuto la mia voce da adolescente. Non posso farci niente. Mi viene quasi da ridere. E allora rispondo:
– Sì. È per me. Pagherò il supplemento con la carta di credito. Mi può mandare Katia?
Dall’altro lato la voce esita, probabilmente consulta un database, poi risponde, seccata:
– Vediamo di capirci, bello. Non è incluso nel prezzo. Ti sei già scopato due delle nostre Katia Sexy top… Mangiati solo la pizza. Il resto, lascia che ritorni sul suo scooter…
Mi guardo le mani. Non è sangue vero. Metterò la lavatrice su “carico ridotto”. Il modello Katia è sempre piccolo. Mia moglie sarà contenta quando tornerà… Avrò steso tutto. Tutto sarà pulito. Domani proverò a lavare le lenzuola e le tracce nella vasca da bagno blu. Spero che non chiudano l’acqua un’altra volta.
Oggi ho lavato due gatti nel bidone della spazzatura. Ho finito le fette di pizza. Katia dorme ancora tra gli scarafaggi. Non ho avuto tempo di falciare. La macchina non funziona. Il telefono non smette di squillare. Va alla grande.

(Traduzione dallo spagnolo di Giuliana Acanfora)

6 commenti:

  1. Diamo un cordiale benvenuto a Jean-Pierre sulle pagine di Pegasus. Molto bello il suo breve ma intenso racconto fantascientifico.

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  2. Serena Gentilhomme4 gennaio 2014 10:12

    Bravo Gianpiero! In italiano, «Lessive» non perde niente del suo fascino trash.

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  3. Quando la fantascienza entra nella spicciola vita domestica... Carino, leggermente cinico e un po' sgarruppato. Mi è piaciuto l'umorismo che lo pervade. Il quadretto è ben realizzato con una prosa spigliata, incisiva.

    Giuseppe Novellino

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  4. Oh, davvero un racconto ironico e carino.

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  5. Sintetico e simpatico racconto.
    G.S.

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  6. Mi piacciono molto i racconti brevi e credo che questo in questione ricada nella categoria dei flashfic, termine per indicare storie entro le 500 parole.
    Pochi minuti davanti allo schermo del pc spesi bene. L'ho letto con piacere.
    Complimenti all'autore.

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