mercoledì 22 aprile 2015

HARÙN di Peppe Murro



Due falci di luna si contendevano il cielo, nella notte di Bagdad, ma quella più in alto gli appariva più fredda, e terribile, e misteriosa. Il vecchio Harùn immerse la destra nella fontana…era bello il fresco dell’acqua, come forse solo un uomo del deserto poteva capire.
E guardava le stelle, interrogando Rigel e Altair su quale fosse il suo destino, e il tempo rimasto,e quando il Misericordioso avesse dato risposte, anche una sola, alle sue domande… perché nel cuore dell’uomo crescesse una foresta intricata di sentimenti e perché la sua saggezza di vecchio gli desse solo amarezza per quello che scorgeva appena, senza riuscire mai a decifrare…
sì, mio dio, qual è la cifra del cuore dell’uomo? E cosa lo muove?  e perché?
Ma le stelle erano mute e quella falce bianca guardava impassibile il suo groviglio di domande. Sarebbe morto senza sapere, senza capire.
Eppure aveva dominato uomini e terre, e stagioni…molti lo temevano, altri lo ossequiavano. E chi era capace di reggerne lo sguardo diceva di lui che aveva perso l’anima.
Sentiva che era vero… persa l’anima e smarrita ogni strada perché fosse mai più possibile il ritrovarsi…
Eppure nessuno era mai entrato in quel fondo oscuro dove si celava la parte più vera di sé, la più indecifrabile e segreta…quello che lui chiamava il suo tormento: c’era qualcuno che non guardasse in lui il re ma l’uomo, c’era qualcuno tanto capace di osare…? non per il potere, ma per quanto avrebbe potuto scoprire. Di bello e di orrendo, di terribilmente umano.
Harùn sapeva che non lo sgomentava il potere e la ricchezza, non lo incantava più l’amore,  ma allora cosa gli urgeva dentro, cosa lo ammalava?
 Sentiva oscuramente che qualcosa gli mancava, e la solitudine lo stremava: non  uno che gli assomigliasse e con cui parlare per addolcirsi l’anima.
Dov’erano quegli uomini,si chiedeva, e dove chi gli guardasse dentro ?! –sarebbe bastato solo questo per consolarlo-
Ma invecchiava senza risposte, con ogni giorno nuove domande.
Si scosse, guardò la luna che tremava nell’acqua come una foglia al vento…neppure lei aveva risposte, e nessuna delle stelle, mute nel loro gelido silenzio. Fosse stato solo un cammelliere, in una sera così avrebbe cantato una semplice poesia nel suo cuore, fra il dolce di un dattero e le curve delle dune. Ma era un re, e ne pativa il giogo…era un uomo, ed era solo.
Per un attimo quasi pregò, con parole spezzate e l’anima sconfitta…c’è una risposta, Potente e Misericordioso, c’è una risposta? E perché mi hai regalato ogni potere e non quello di avere pace?

Quella notte, come tante altre, Harùn non prese sonno.
 Non capiva, nella sua desolazione, che forse era tutta lì la risposta, in quel giardino di due lune silenziose, e una fontana che vibrava, e un uomo che si chiedeva della vita…  

3 commenti:

  1. Molto bello... filosofico il racconto.

    RispondiElimina
  2. Bello il racconto dell'amico Murro, con le domande che si fanno un po' tutti e scritte con saggezza e dolcezza...

    RispondiElimina
  3. Bel raccontino, ricco di sentimento melanconico e di lirismo. Mi ha colpito una frase. La cito:"Ma invecchiava senza risposte, con ogni giorno nuove domande".

    Giuseppe Novellino

    RispondiElimina