domenica 29 marzo 2015

LA DISERZIONE di Giuseppe Novellino




Quando Joe Summers arrivò a Parsons, non sapeva che il posto si chiamava così. Ma lo scoprì ben presto, leggendo la targhetta su quella che doveva essere l’abitazione del sindaco.
Non c’era anima viva, quel tardo pomeriggio, mentre il sole si faceva basso all’orizzonte. Le viuzze deserte si intersecavano separando bassi edifici, alcuni dei quali avevano un giardinetto davanti all’ingresso, circondato da una staccionata. Sopra di essi spiccava il campanile di una chiesetta.
L’afa era insopportabile. Quelle giornate di fine agosto rappresentavano l’ultimo capitolo di un’estate caldissima. La prima estate di guerra. Ma questo a Joe non interessava più. Lui aveva disertato, era riuscito a cambiare i connotati fisici, se non altro indossando abiti civili che aveva rubato in un emporio dalle parti di Woodstock. Era entrato con la sua uniforme blu di soldato dell’Unione e senza mezzi termini aveva detto al negoziante che doveva requisire degli indumenti per conto dell’esercito. Quello naturalmente non ci aveva creduto e allora lui gli aveva puntato contro la canna della sua carabina, dicendo di non fare tante storie.
Legò il cavallo a un tronco di betulla e si incamminò a piedi verso quello che gli sembrava il centro del villaggio. Gocce di sudore imperlavano il suo volto dalla incolta barba nera. Si tolse il cappello e asciugò la fronte con un fazzoletto lurido.
Capì che era finito in un fetentissimo buco sulle colline boscose del West Virginia, ma il fatto di non vedere anima viva gli sembrava assurdo. Passò davanti a un emporio, poi vide, in lontananza, quello che sembrava un locale dove farsi mescere una bella birra fresca. Vi si diresse con passo deciso, ma rimase deluso. La locanda non dava segni di vita, anzi era chiusa, porta e finestre sbarrate come se il proprietario se ne fosse andato in capo al mondo.
Cominciò ad avere paura. Si appoggiò a una staccionata decrepita ma non posò a terra il calcio del fucile. Tenne l’arma ben salda tra le mani, pronto a fare fuoco al minimo segnale di pericolo. Allora gli venne in mente l’idea di un’imboscata. Possibile che gli abitanti se ne fossero andati per lasciare le case a una compagnia di soldati del generale Tyler, pronti a uscire all’improvviso e ad abbrancarlo come un animale selvatico? Sorrise. Gli sembrava improbabile. Il caporale Joe Summers non meritava un tale schieramento di forze. E poi, dopo un mese dalla sua diserzione, aveva certamente fatto perdere le sue tracce.
In quel momento vide la donna. Chissà da quale casa o da quale angolo era sbucata. Fatto sta che adesso camminava nel centro della strada polverosa… e veniva verso di lui.
Joe si irrigidì. Il sole era tramontato dietro la collina e la luce si era notevolmente affievolita. Per questo l’ex soldato non riuscì a vedere bene i lineamenti di lei, ma gli sembrava giovane e aveva un bel portamento. Poi, avvicinatasi, notò che era bella, straordinariamente bella. Aveva due occhi grandi, luminosi, una carnagione eburnea e splendidi capelli corvini, tenuti legati sopra la nuca in un modo piuttosto disordinato.
- Chi sei? – domandò.
Lei non rispose. Si avvicinò con passo fermo e calmo e gli piantò addosso quei suoi occhioni, ornati da lunghe ciglia.
- Dove sono gli abitanti del villaggio?
Ancora lei non rispose. Lo guardava con uno strano sorriso.
Joe appoggiò il fucile a terra.
- Non ti serve – disse lei. Aveva una voce flautata. Allungò una mano verso di lui, come se volesse toccarlo. – Se ne sono andati tutti. Sono rimasti solo quelli che giacciono sotto le croci di legno, nel boschetto di betulle, oltre la… chiesa.
- E tu perché non te ne sei andata?
- Io sono arrivata da poco. A me piace stare qui. C’è molta pace e passa sempre qualcuno che va verso ovest. Come te.
- Come fai a sapere dove vado? – domandò lui, diffidente.
- L’ho indovinato.
- Tu non me la racconti giusta.
- Io dico sempre la verità. – Gli mise una mano sulla spalla.
Joe si sentì turbato. Aveva davanti a sé una donna bellissima, in carne ed ossa, ma gli sembrava un sogno.
- Sono tutta per te. Se ti va.
- Cosa intendi dire?
La donna gli dedicò ancora quel sorriso enigmatico. – Dai che lo sai. Dovrai pure passare la notte, prima di riprendere il viaggio. Ti ospito a casa mia, dove troverai un piatto di minestra calda e un buon letto.
- Bè, devo dire che la cosa mi alletta. E posso fare anche un buon bagno?
Lei annuì.

Durante la cena si parlò quasi esclusivamente di lui. Joe Summers avrebbe voluto sapere qualcosa di quella donna affascinante, invece si ritrovò a spiattellarle quasi tutta la sua trentennale esistenza. Le raccontò di come aveva vissuto miseramente nei quartieri poveri di Boston, di come era rimasto orfano in tenera età, di come aveva vissuto infelicemente con una donna che l’aveva lasciato dopo soli sei mesi di matrimonio. Ma soprattutto le parlò del suo spirito di avventura, che lo aveva portato ad arruolarsi; ma anche del nuovo desiderio di andate all’ovest in cerca di fortuna. Aveva disertato dopo la battaglia di Bull Run, il 21 luglio.
- I confederati hanno fatto letteralmente a pezzi la divisione del generale Tyler. Io mi sono salvato per miracolo, cogliendo una buona opportunità. Me la sono svignata. Dicono che sulle montagne, oltre le grandi pianure, si può trovare l’oro.
La donna ascoltava con aria dolce e ingenuamente rapita. Disse di chiamarsi Giada e questa fu l’unica informazione che si lasciò scappare.
Dopo un lungo silenzio, mentre stava sorseggiando un caffè squisito, Joe domandò ancora una volta:
- Ma perché se ne è andata la gente di questo paese?
- La guerra – rispose lei. – Quando c’è un conflitto, succedono le cose più strane. – E fu tutto.
Joe annuì. – Certo, la guerra. Ho paura che durerà a lungo. Mi hanno detto, strada facendo, che anche il Kentucky ha dovuto rinunciare alla neutralità. Sulle sponde del Bull Run, i confederati ce le hanno suonate di santa ragione. È stato un macello… Ho visto un ragazzo con il ventre squarciato che piangeva e chiamava la mamma. Quello mi ha fatto capire che la guerra non è per me. Si ammazzino pure, io me ne sono tirato fuori.
A un certo punto Giada allungò la sua mano e l’appoggiò su quella di Joe. – Sei un disertore. Se ti prendono, ti fucileranno.
C’era una nota di rammarico nella voce di lei. Joe sentì qualcosa muoversi dentro.
- Ti piacerebbe venire a letto con me? – domandò la donna.

Si svegliò di soprassalto nel cuore della notte. Nudo accanto a lei, nuda.
Un raggio di luna filtrava dalla finestra e illuminava il volto bianco di Giada. Sembrava il volto di un cadavere ricomposto, ma era molto grazioso.
Joe non ricordava cosa l’avesse svegliato, tuttavia c’era dentro di lui la sensazione spiacevole che fosse qualcosa di terribile, una specie di incubo. Eppure l’esperienza era stata incantevole. L’aveva posseduta due volte. Lei lo aveva ricambiato con una passione davvero notevole. Aveva dimostrato di saperla lunga in fatto di sesso, ma nello stesso tempo si era comportata come una deliziosa e candida fanciulla.
Un cane guaì, accompagnando il canto dei grilli. Un po’ di fresco entrava dalle imposte spalancate, insieme a un odore di erbe e terra umida.
Desiderò svegliarla, ma non ci provò. Fu allora che si accorse di qualcosa di umido sul lato del collo. Si toccò e le dita si arrossarono un poco del suo sangue.

Quando si svegliò, la mattina, lei non c’era nel letto. Aguzzò l’udito per accertarsi che fosse nell’altro locale a preparare la colazione. Niente, nessun rumore, nessun odore.
Si alzò e andò allo specchio. Gli tornò in mente la strana ferita sul collo e si guardò. Non c’era più sangue, solo una sbavatura rossastra sulla pelle e due piccole punture.
- Insetti – disse a voce alta. Dalla finestra aperta dovevano essere entrate delle zanzare e l’avevano punto. Era facile in una notte estiva come quella.
Cercò la donna dappertutto ma non la trovò. La casa era in perfetto ordine come se lei l’avesse lasciata per un breve lasso di tempo. E così Joe Summers trascorse una strana giornata di torpore, pensando a lei. Sarebbe tornata, ne era sicuro. Ma intanto si chiedeva il perché di quello strano comportamento.
Nel tardo pomeriggio disperò di poterla rivedere e pensò di andarsene, di riprendere la sua fuga verso ovest. Ma non lo fece: era tardi e una forte debolezza lo opprimeva.
Poi sull’imbrunire, dopo che il sole era tramontato dietro la boscosa collina, la rivide. Camminava nel centro della strada polverosa e veniva verso la veranda sulla quale lui se ne stava seduto.
Joe ebbe un tuffo al cuore. Si alzò lentamente e le andò incontro.

4 commenti:

  1. Bellissimo racconto fantawestern. Bravo, Giuseppe!

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  2. Vamp e vampiri nel west!!! Bel racconto con la guerra dietro le spalle...

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  3. ottimo !
    peppe murro

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  4. Ormai che dire dei fantastici racconti fantawestern di Giuseppe.
    Mi aggiungo al coro dei complimenti. Bravissimo.

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