martedì 24 marzo 2015

FOGLIE di Paolo Secondini





Le foglie si staccano dai rami una dopo l’altra, in questa grigia giornata autunnale. Volteggiano in aria come farfalle prima di posarsi sul terreno, dove restano inerti.
Lungo il viale, che s’inerpica dritto sul fianco del colle, vi è come un tappeto arancione che fruscia a ogni passo.
Le mani congiunte dietro la schiena, osservo le foglie e penso al tempo che scorre inesorabilmente, senza che nessuno possa fermarlo né, tantomeno, rallentarlo.
Per un istante, mi rivedo ragazzo mentre cammino in quel lungo viale, su fruscianti tappeti di foglie avvizzite. Rammento la gioia che provavo sollevando coi piedi quante più foglie potevo, che ricadevano in parte nel punto di prima, in parte più in là o più in qua. Ma qualsiasi luogo, a destra o a sinistra, era per esse un cimitero, dove in breve sarebbero marcite a causa del gelo, della neve, della pioggia, o da dove il vento le avrebbe sospinte in chissà quali tumuli, più o meno lontani.
Uomini e cose accomunati dallo stesso destino! penso d’un tratto amaramente. Niente possiamo per impedire il verificarsi degli eventi. Anche noi ci staccheremo, come foglie, dai rami della vita!

* * *

Percorro il viale per salire sul colle (o anche per discenderne), dove sorge la villa dei miei genitori, che fu dei miei nonni e, prima ancora, dei miei antenati.
Più che antica, essa mi appare vecchissima, anzi decrepita, coi muri scrostati, grigi, con le grosse colonne annerite dalle intemperie, con gli archi, i fregi e i cornicioni sbreccati.
Per secoli, nella villa hanno risuonato risa, pianti, sospiri e grida di gente felice o addolorata: uomini, donne, bambini. È la gente da cui io discendo, alla quale appartengo e che, in gran parte, ho conosciuto attraverso i ritratti che pendono, impolverati e scuri, dalle pareti del salone, da quelle del salotto, della biblioteca, dei corridoi; ritratti di vari periodi: Seicento, Settecento, Ottocento, Novecento. Quattro secoli riconoscibili dalla foggia diversa dei mobili, dei tappeti, dei tendaggi, degli stucchi, degli arazzi, delle sculture, dei vasi, dei vari oggetti.

* * *

In certi momenti,  specialmente di notte,  mi pare di udire sussurri, rumori leggeri – talvolta appena percettibili –, parole che sembrano perdersi, come un fruscio lamentoso, nelle alte volte delle stanze. Sono i miei antenati, non c’è dubbio: i loro fantasmi che cercano di comunicare con me, non certo di atterrirmi. Almeno credo.
Del resto, perché dovrebbero?
Eppure ogni volta mi sveglio di soprassalto, il cuore che pulsa all’impazzata, e volgo, ansimante, lo sguardo intorno…
Non vedo nessuno.
Soltanto mistero e solitudine regnano nell’antica villa.
Fuori, invece, ci sono le foglie, tantissime. Sono nel vasto giardino e laggiù, lungo il viale che sale, dolcemente, per il pendio del colle. Foglie di querce che si stagliano immani, contro il cielo, come giganti possenti; querce che si ergono ai margini opposti della strada, quasi a guardarsi negli occhi, a sfidarsi o, semplicemente, a bisbigliarsi parole, quando soffia il vento; querce che formano, in estate, una fresca galleria di chiome rigogliose e, in autunno, quel grande tappeto di foglie arancioni che cadono da secoli; foglie calpestate da uomini a piedi o a cavallo, in carrozza o in auto; foglie che nascono, crescono, muoiono come sempre.

7 commenti:

  1. Poetico e malinconico questo racconto. Sa di vecchia narrativa scozzese, sullo stile cupo di Scott. Bello.

    Danilo Concas

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  2. bello il novembre che ti carezza con la sua malinconia. Ciao,Paolo
    peppe murro

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  3. Molto poetico e bello il tuo racconto, Paolo, con le foglie di autunno sotto i passi di una persona che si sente autunnale e rincorre con lo sguardo le pareti scrostate ed i fantasmi che girano fra le righe...

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  4. Di grande suggestione. Un racconto che coinvolge i sensi, la memoria, la malinconia. Quell'impressione di rivivere il passato... Mi è piaciuto molto.

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  5. Bello e azzeccato l'accostamento dei due temi: quello delle foglie morte e quello delle generazioni che si susseguono nell'incessante balletto della vita. Il racconto dà il senso della caducità e dell'inesorabile passare del tempo, il quale poi, come quello delle stagioni, è ciclico. Ho colto anch'io la malinconia che accompagna la narrazione.

    Giuseppe Novellino

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  6. Carissimi Adriana, Danilo, Peppe, Stefano e Giuseppe grazie dei vostri complimenti che so sinceri.

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  7. Un racconto che suscita una vera partecipazione affettiva da parte di chi legge.
    Originale e ben scritto. Complimenti.

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