domenica 2 marzo 2014

IL SOGNO DI LEONARDO di Paolo Secondini




«Maestro?... Maestro?... Maestro?...»
L’allievo quindicenne entrò trafelato nello studiolo dell’artista. Ci fu un leggero movimento dietro la tenda di velluto nero, che ricopriva una parete.
«Maestro?... Maestro?»
«Cosa c’è, Marco? Perché gridi in quel modo?»
«Vi cercavo, maestro!… Non sapevo dove eravate e così…»
«Hai da dirmi qualcosa?»
«Ho finito di pestare le terre nel mortaio. Che altro devo fare?»
«Torna pure nel laboratorio. Ti raggiungerò tra qualche momento per iniziare la nuova pala.»
«Va bene, maestro!»
Nel voltarsi l’allievo vide il disegno a sanguigna che l’artista, seduto al tavolo, aveva davanti.
«È un uccello?» chiese indicando con la mano.
«Oh, no!» rispose Leonardo. «Sono ali con cui voleremo. Anche tu, carissimo Marco.»
«Volare?... Ma cosa dite, maestro? Voi credete che l’uomo possa volare?»
L’artista fissò i suoi occhi in quelli del  ragazzo.
«È un pensiero che mi tormenta da un po’ di tempo,» disse. «Sarebbe bello librarsi in aria, spingersi in alto tra le nubi, scoprire l’origine dei venti, svelare il segreto della pioggia, delle folgori, degli uragani…»  
«Ma l’uomo è forse un uccello? Non ha ali. Come potrebbe volare?»
«È vero: l’uomo non ha ali!» convenne Leonardo. «La natura è stata, per certi aspetti, avara nei nostri confronti. Ma possiamo creare in modo artificiale quello che essa non ci ha dato.»
Marco si grattò tra i lunghi capelli color della stoppa; guardò l’artista per qualche momento, poi domandò:
«Intendete costruirvi le ali, maestro? Come quelle che avete disegnato?»
«Sto studiando infatti qualcosa di speciale.»
«E non temete che possa accadervi come a quel tale che precipitò in mare, poiché il sole gli aveva sciolto le ali che erano di cera?»
«Parli di Icaro.»
«Si chiamava così?»
Leonardo annuì.
«Quella, Marco, è pura leggenda.»
«Una leggenda? Ne siete sicuro?»
«Fu soltanto la fantasia che mise le ali a Icaro, che lo fece volare a dispetto della natura. Anche noi voleremo, ti assicuro, ma questa volta grazie all’ingegno.»

* * *

Quando l’allievo uscì dallo studiolo, Leonardo volse lo sguardo verso la tenda di velluto appesa alla parete. Dopo un poco essa si mosse, si aprì; ne venne fuori un individuo piuttosto alto, magro, dalla testa enorme, con indosso indumenti e una sorta di elmo argentati. Di lui si vedeva solo una parte del volto azzurrino, su cui spiccavano occhi piccoli e neri, e, sotto di questi, due fori, dei quali uno più grande dell’altro. 
L’essere s’avvicinò lentamente al tavolo, vi poggiò le mani, ognuna delle quali era munita di solo tre dita, lunghe, sottili. Piegò la testa in avanti e per un po' rimase a osservare Leonardo. Poi, il buco più grande sul viso si mosse, si chiuse e si aprì, lasciando uscire strane parole gutturali.
L’artista, che sembrava capire quei suoni apparentemente indecifrabili, annuì più volte. Quindi, presa la penna d’oca dal piano del tavolo, la intinse nell’inchiostro e, mentre l’altro parlava – come stesse dettando – cominciò a scrivere da destra verso sinistra, secondo la sua abitudine, proprio sotto il disegno delle ali tracciate a sanguigna.
Dai suoi occhi emanava una luce molto viva, intensa; dal suo viso un desiderio incontenibile di conoscenza… di futuro.

6 commenti:

  1. Bella la forma come dai un volto all'imaginazione... sopratutto a quella di un genio...

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  2. Una trasposizione storica davvero intetessante.
    Bel racconto.

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  3. Un alieno detta a Leonardo i segreti del volo? Ancora una volta la storia si presta alla fantascienza, oppure la fantascienza si affaccia sugli orizzonti storici.
    Il racconto mi è piaciuto anche per i bei dialoghi che danno vivacità all'immagine, dove il grande personaggio storico spicca in modo notevole.

    Giuseppe Novellino

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  4. Interessante. Impeccabile scrittura.
    G.S.

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  5. Chissà Paolo... il misterioso essere proverrà da spazi siderali, o tempi lontani? Molto piacevole il tuo racconto!

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